Flagello

You Can’t Refund an Experience December 1, 2012

Dear Treehouse,

I loved you. I know most of the things you cover, yet some months ago I subscribed because I simply adored the way you were evolving and the quality of the content you offered (and offer). I care about education so I was excited to study your methods, and the simplicity throughout the whole experience.

Ten days ago I received an email offering a free month for the full plan. Excited, I signed up again and instantly loved the changes and some new lessons. I was truly excited. Till yesterday, when I opened Mail and saw an email from PayPal. Surprised, I went through, and the news was that I had just sent you the payment for the subscription.

The payment? Why? I mean, I know how PayPal works. But… why? If you offer me a free month, and I sign up expecting a full free month, it’s up to you, Treehouse, to find a workaround to avoid that PayPal’s service screws up every single strategy you put up to get me back on the ship.

These are the kinds of things that a business should never ever do. You require me to sign up with PayPal (or a credit card). Okay, fine. I trust you. Your work is great, why shouldn’t I? And a week later… boom! Trust broken.

You see, it’s not about money. It’s exclusively about the experience. Was it written somewhere? I don’t care. Am I the very single individual that has experienced a similar thing and you don’t give a shit? Don’t. I do. You’ll offer me a full refund? I don’t give a shit. It’s not about those fifty dollars, it’s about how I felt.

You can’t refund an experience. You can only prevent it.
Now it’s your time to learn. Have fun.

Will

Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi  April 2, 2012
February 28, 2012

Here’s to the crazy ones. The misfits. The rebels. The troublemakers. The round pegs in the square holes. The ones who see things differently. They’re not fond of rules. And they have no respect for the status quo. You can quote them, disagree with them, glorify or vilify them. About the only thing you can’t do is ignore them. Because they change things. They push the human race forward. While some may see them as the crazy ones, we see genius. Because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who do.

Work Smart February 21, 2012

Ciao ragazzi. È passato più di un anno da quando abbiamo iniziato a lavorare su Dayri, e dopo un lungo periodo di riflessione sono qui a spiegarvi cos’è successo in questi mesi e a raccontarvi la nostra esperienza, la mia in particolare.

Ho dei bellissimi ricordi di quel periodo, come potrei non averne: a dicembre avevo diciassette anni, avevamo appena iniziato, non avevamo un briciolo di esperienza ed eravamo stati tenuti in considerazione da TechStars; nello stesso periodo gran parte della stupenda community italiana di startuppers qual è ISS ci aveva dato pieno appoggio, continuava a stimolarci e a supportarci nonostante le difficoltà iniziali e le ovvie lacune della nostra prima versione; il grande Alessandro Di Tecco mi aveva intervistato per Ninja Marketing; ho avuto la fortuna di ricevere aiuto da persone fantastiche come Francesco Sullo, Stefano Bernardi, Marco Magnocavallo, Andrea Giannangelo e Dario Barilà (mi perdoneranno gli altri che ci sono stati vicini ma di cui non ricordo i nomi), di conoscere personalmente un altro grande della scena italiana qual è Augusto Coppola che mi è stato di grandissimo aiuto nella fase iniziale e che non ho mai ringraziato abbastanza per la sua infinita disponibilità; il lavoro procedeva benissimo e ricordo che riuscivamo a mantenere un profitto altissimo a scuola nonostante tutte le ore che dedicavamo a Dayri; iniziavano le nostre prime trasferte, e i primi pitch; avevamo montato un piccolo video senza spendere alcunché con il quale abbiamo attirato l’attenzione di Scoble; insomma, ci divertivamo tantissimo, e lavoravamo come pazzi, a stretto contatto con l’incredibile Massimo Scarpis, che ha lavorato con noi e ci ha supportati dall’inizio ad oggi, e grazie al quale abbiamo potuto conoscere le eccezionali persone dietro H-Farm, un posto fantastico e unico nel suo genere. Ripercorrendo tutte le tappe mi viene da sorridere perché penso a quanto è stato bello creare qualcosa dal nulla, ricevere consigli preziosissimi dai più esperti, lavorare in un team, collaborare, condividere idee e pensieri, trovare soluzioni ingegnose a problemi complessi. È stata un’esperienza fantastica, perché ho potuto conoscere l’ambiente, le sue dinamiche base, e perché sono migliorato sotto ogni punto di vista, dal design alla programmazione, dalla gestione del team al marketing. 

Ed è stata un’esperienza unica anche perché abbiamo incontrato difficoltà ad ogni angolo: alcuni professori continuavano a non capire cosa stessimo facendo, e ci imploravano di mettere da parte e rinviare – lo diciamo per il vostro bene – affermavano; gli stessi sostenevano che la nostra attenzione e il nostro impegno erano calati perché ci occupavamo anche del giornalino scolastico, della promozione della nostra scuola sul territorio e dell’annuario, e sapete di cosa si lamentavano? Della media del nove. Noi continuavamo ad avere una media altissima nonostante tutti gli impegni extra-scolastici, proprio perché crediamo nella cultura, crediamo fermamente nell’istruzione e non nella loro distruzione. Perché di questo si tratta: pura e semplice distruzione. Cosa sarebbe successo se avessero avuto davanti ragazzi con poca personalità e coraggio? Avrebbero messo tutto da parte, probabilmente, e questo non deve mai accadere. Mai! Perciò ci tenevo a fare questa piccola digressione, per rendere pubblica la nostra esperienza, e per dare coraggio e forza a tutti i ragazzi che trovano ostacoli come questi sulla loro strada. Continuate a dare il massimo e a lavorare intelligentemente, e lasciate perdere chi vi demoralizza, ma non dategli addosso, dimostrategli con i fatti di cosa siete capaci, perché è l’unico modo per abbatterli.

Tornando a Dayri: per noi è stato così, è stato difficile ma siamo andati avanti. Fino a quando è venuto a mancare il team, alla fine dell’estate. A quel punto ho pensato che non avrei avuto alcun problema a portare avanti la beta a cui stavamo lavorando, non mi sono mai arreso davanti alle difficoltà, ho sempre continuato a lottare, e avevo deciso che l’avrei fatto anche e soprattutto questa volta. Era una cosa in cui credevo fermamente, non avrei mai potuto abbandonarla così, su due piedi. Così in meno di una settimana ho ripreso il Ruby, ho rivisto Ruby On Rails e mi sono dato da fare; in pochissimi giorni avevo semplificato la beta, fixato qualche bug, aggiungo qualche piccola feature e avevo avuto il tempo e la forza di ridisegnare completamente il tutto. Era un grande risultato, e ne ero davvero fiero. Poi il blackout. Torniamo un po’ indietro. Prima ho volutamente evitato di menzionare che per reggere quei ritmi e tutti quegli impegni dovevo obbligatoriamente dormire poco. Esattamente: dormire poco, l’errore più grande che si possa fare. Avevo una media paurosa: 2/3 ore di sonno a notte; a volte non andavo nemmeno a letto: continuavo a lavorare fino alle 6 del mattino, facevo una doccia rigenerante e andavo a scuola, prendevo appunti e rimanevo attento per sei ore, tornavo a casa, pranzavo, studiavo e riprendevo a lavorare su Dayri. Tutto ciò senza caffè, Red Bull o riposini pomeridiani. Ed ecco la causa del blackout. Ho sostenuto questi ritmi per più di due anni e il contraccolpo è stato fortissimo e inevitabile. Uno tsunami che ha portato via tutto: concentrazione, memoria, motivazioni, creatività, fantasia, conoscenza, stabilità. È stato un processo lento e subdolo il cui apice è stato proprio il periodo in cui ero rimasto solo. E pensate che ancora oggi sono in fase di “recupero”, a distanza di sei lunghissimi mesi. Voi penserete: ma perché diavolo sta raccontando tutte queste stronzate? Perché visto che ho dovuto toccare il fondo con mano per accertarmi delle conseguenze, preferisco che si sappiano gli effetti disastrosi di un simile stile di vita. E nonostante ci siano tante altre testimonianze in giro per la rete ritenevo importante condividere l’esperienza vissuta da un diciassettenne. Magari fa più effetto. E se non siete sazi potete sempre contattarmi per ulteriori dettagli.

Per cui, come avrete capito, Dayri si è fermato con il blackout, sei mesi fa. Io invece sono ripartito da zero, con nuovi principi e ideali, con idee nuove e più concrete, con una routine diversa e più equilibrata. Sono stati mesi di totale e profondo cambiamento, di rinascita, se vogliamo metterla così. Ho maturato un pensiero originale, vedo il mondo con nuovi occhi e questo mi ha portato ad accantonare Dayri non perché non fosse un’idea valida e importante, anzi, ma perché quel periodo ha condizionato fortemente la mia vision, perché per quanto mi sforzi non riesco a scindere Dayri da quei mesi terribili e perché nonostante siano passati sei mesi ho ancora delle grosse difficoltà a livello creativo e perché la terapia di recupero è lontana dal completamento, e non posso ritenere un progetto più importante della mia salute. Ho rifiutato una decina di proposte di lavoro per questo motivo. Perché nonostante sia sempre lo stesso designer/developer/jack-of-all-trades ho maturato un pensiero che mi porterà sicuramente a lavorare su qualcosa di concreto ma non ora. Ho delle idee che nei prossimi mesi svilupperò meglio, e non escludo che alla fine non possa tornare a lavorare su Dayri, ma per quanto mi dispiaccia preferisco accantonarlo a tempo indeterminato. 

Con questo vi saluto affettuosamente e vi ringrazio per aver creduto in noi, per averci supportati, incitati e aiutati. Posso assicurarvi che non lo dimenticheremo mai. Dal basso della mia esperienza spero che queste parole possano infondere coraggio e speranza a tutti gli aspiranti startupper, a tutti i ragazzi che vogliono cambiare qualcosa nel mondo ma che si ritrovano a dover affrontare ostacoli e difficoltà che appaiono insormontabili. Credo che tutto ciò che ho imparato possa essere riassunto con la frase seguente. Fatene tesoro. 

Don’t work just hard. Work smart.

When you innovate, you’ve got to be prepared for people telling you that you are nuts.
Larry Ellison February 14, 2012